La carissima amica Maria Antonietta, presidente del Comitato Santa Brigida, ci ha lasciati.
 cliccando sulla fotografia visualizzerete l'articolo del Corriere Mercantile del 26/02/2011
Ci sono figure a Genova, poco note ma essenziali per dare impulso a iniziative che rianimano tutto un quartiere. Lavorano costantemente, con pochi mezzi, sforzandosi ogni giorno di conquistare le persone alla propria causa, parlando dei problemi o della storia di una zona della città; così aprono dentro ognuno di noi un varco che porta ad agire, a darsi da fare per dare nuovamente dignità e visibilità ad una comunità, magari un po’dimenticata.
Maria Antonietta Alberti, abitante del rione di Santa Brigida, era una ricercatrice instancabile di buone ragioni per partecipare alla vita del proprio quartiere.
Purtroppo si è spenta qualche giorno fa ( lunedì 21 nel tardo pomeriggio), dopo una lunga malattia.
Ha vissuto circa un decennio nella zona del monastero di Santa Brigida, vicino alla Stazione Principe, in un caseggiato che fu il dormitorio delle monache brigidine.
La sua formazione di archeologa, esercitata nelle ricerche in Puglia delle vestigia del popolo dei Dauni, e poi la sua esperienza come insegnante di materie letterarie nelle scuole superiori a Genova, l’avevano spinta – ormai in pensione ma dotata di un carattere forte e risoluto – a mettersi di nuovo in attività, come storica, partendo dagli edifici e dallo spazio che la circondavano.
La zona fino ad allora era nota alle cronache quasi esclusivamente per il degrado e per i suoi gloriosi truogoli, allora un ricordo o poco più.
Il monastero è stato così il fulcro delle sue ricerche storiche e così con costanza ha lavorato per rendere note le sue vicende e la loro particolarità agli abitanti attuali da renderli finalmente coscienti delle qualità, della bellezza e del valore di questa parte della città.
I suoi abitanti hanno condiviso e rielaborato con forza, dentro di loro, questa storia, nella maniera in cui molti studiosi si augurerebbero che il passato facesse parte integrante delle persone.
Con questa storia, con le visite guidate in occasione della chiusura di Via Balbi, con la creazione di un percorso per i turisti e i genovesi, che unisse Castello d’Albertis e il mare attraverso le crose e i giardini del convento, ha fatto riscoprire alla cittadinanza quanto bella e vivibile poteva essere nuovamente Santa Brigida. Ha curato anche l’uscita di un giornalino di quartiere, l’illustrazione della storia del convento con pannelli apposti nelle crose della zona e la segnaletica per rendere fruibile questo percorso.
Oltre le ricerche storiche, ha stimolato le autorità, insieme al comitato dei cittadini di Santa Brigida, ad intervenire per risolvere i problemi contingenti di vivibilità del quartiere.
Ha dato soprattutto l’impulso alla nascita di corsi culturali e attività che hanno unito e fatto conoscere persone, altrimenti avvilite dal degrado e dalla paura di vivere in vie insicure e tristi, magari aspettando un futuro improbabile in cui socializzare e vivere di nuovo con gioia e concretamente il proprio quartiere. Da qui sono nate anche le cene nel vecchio refettorio delle monache e all’aperto, in piazza Santa Brigida, per rispondere ai bisogni di sicurezza e convivenza civile dei suoi abitanti.
Il suo ultimo proposito è stato quello di riportare all’antico splendore l’arco di accesso al convento di Santa Brigida, ancora bisognoso di restauro. Questa sarà l’attività che il comitato dei cittadini, stretti intorno a lei e al suo ricordo, vogliono ancora perseguire.
Dobbiamo quindi solo ringraziarla, sentendola ancora parte di noi, di Genova, perché ogni genovese, come lei e altre persone che si prodigano nell’ombra a cambiare la nostra città, siano certe di volere ancora proseguire il proprio cammino.
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