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REGNANDO
UMBERTO I
PER GRAZIA DI DIO E VOLONTA' DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA

  L'anno milleottocento ottantacinque, ed alli undici del mese di maggio in Genova, in altra delle sale del palazzo abitato da S. E. la Duchessa di Galliera posto in piazza De Ferrari al Civico numero 40.
 
Avanti di me Leonardo Ghersi Regio Notaro (...) è comparsa
 
S. E. la Duchessa di Galliera marchesa Maria Brignole Sale del fu Ecc.mo marchese Antonio, vedova del duca Raffaele De Ferrari, da me notaro personalmente conosciuta, la quale ha esposto
 
Che la defunta marchesa Luisa Negrone vedova Durazzo con i suoi testamenti (...) nominava sua erede universale la Esponente signora Duchessa di lei nipote, aggiungendo altre disposizioni, fra le quali molte di beneficienza.

Così inizia il testo della Costituzione definitiva del PIO ISTITUTO NEGRONE DURAZZO BRIGNOLE SALE che perfeziona l'atto di fondazione del 22 dicembre 1877 e ci presenta la grande figura storica della Duchessa di Galliera.

Nata nel 1811 da una famiglia che aveva dato alla Repubblica di Genova ben cinque dogi, era figlia di Antonio Brignole Sale, ambasciatore del Re di Sardegna a Parigi.
Nel 1828 sposa il marchese Raffaele de Ferrari (1803 - 1876), principe di Lucedio e duca di Galliera, poi senatore del Regno d’Italia. Vive tra Genova e Parigi e viaggia spesso per tutta Europa. Nel 1854 residenza francese della coppia diventa la sontuosa dimora di Hôtel de Matignon, che vanta il parco più vasto di Parigi, arricchendola di una magnifica collezione d’arte.
Le ricchezze del marito erano cospicue già per eredità, ma crebbero a dismisura per la sua vivace capacità imprenditoriale: può definirsi uno dei massimi artefici della rete ferroviaria europea, fu fondatore e amministratore di banche e società finanziarie dalla Turchia al Portogallo, dall’Olanda all’Austria, fondò un impero economico fondato su aziende agricole, miniere, imprese amatoriali in quattro continenti. Alla sua città, d’accordo con la moglie, donò il Palazzo Rosso e una somma di 20.000.000 di lire che permisero la modernizzazione del porto.
Dal matrimonio nasceranno tre figli: Livia morta piccolissima, Andrea morto adolescente, e Filippo, bizzarro personaggio, collezionista di francobolli, che rifiuta l’enorme eredità paterna e non ha né voglia né capacità di occuparsi di affari. Ciò indurrà la madre a devolvere in beneficenza l’intero patrimonio.
Rimasta vedova nel 1876, la Duchessa dispiega una grande attività filantropica e di illuminato mecenatismo. A Parigi fonda case di riposo per anziani e orfanatrofi, dona un milione di franchi all’Ècole Libre des Sciences Politiques, fonda l’Ècole Civique Industrielle, ecc.
Nel 1877 la Duchessa ospita all’Hôtel de Matignon il fidanzamento di Amèlie d’Orléans con l’infante Carlos di Portogallo. Ora succede che l’ingorgo delle carrozze degli invitati intralci il passaggio a quella del ministro Clemenceau, il che fornì al governo della III Repubblica il pretesto per il decreto d’esilio che tenne lontano dalla patria gli Orlèans fino al 1950.
Offesa, la Duchessa limita al Palais Galliera (che oggi ospita il Museo della Moda e del Costume) la sua largizione alla città di Parigi, alla quale erano destinati tutti i suoi beni “francesi”. La preziosa collezione di quadri prese la via di Genova ed è ospitata nei Palazzi Rosso e Bianco. L’Hôtel de Matignon fu donato all’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria (oggi è la residenza ufficiale del Primo Ministro Francese).
Morì a Parigi il 9 dicembre 1888.

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Tra le principali istituzioni benefiche volute da questa donna illuminata e generosa:
- gli ospedali Galliera (già opera pia De Ferrari Brignole Sale) e San Filippo,
- l’ospedale San Raffaele di Coronata,
- l’orfanatrofio Sant’Antonio di Voltri (Opera Pia Brignole Sale),
- il Pio Istituto Negrone Durazzo Brignole Sale.

La Duchessa aveva dunque ereditato i beni della zia Luisa Negrone, vedova Durazzo Melzi d’Eryl, con varie disposizioni fra le quali molte di beneficenza. Per dare esecuzione a quelle, con atto del 22 dicembre 1877, notaio Gian Antonio Bardazza, fondava il Pio Istituto Negrone Durazzo Brignole Sale, approvato con regio decreto del 4 dicembre 1879.
L’Istituto comprendeva:
- il Ricovero di carità Negrone Durazzo per fanciulle genovesi povere,
- la Casa e Scuola di carità Negrone Durazzo per fanciulli genovesi poveri,
- altre fondazioni di pietà e beneficenza nonché vitalizi a persone state care alla  defunta..

In questo atto la Fondatrice fissava la dotazione del Ricovero e della Scuola in capitale monetario e in beni immobili, con la clausola che la Pia Opera non fosse soggetta ad alcuna ingerenza di autorità esterne.
Subito dopo l’approvazione si poneva mano alla fase di realizzazione: veniva aperto il Ricovero per le ragazze, al quale si affiancava una scuola con refezione gratuita. La direzione e l’educazione erano affidate alle Suore di Carità (di San Vincenzo).
Dopo costosi lavori di ristrutturazione, vennero aperte presso la Piazza del Carmine la Casa e la Scuola di Carità e furono chiamati a dirigerla i Fratelli delle Scuole Cristiane che la Duchessa aveva conosciuto a Parigi (qui aveva donato loro una casa di riposo). All’inizio la Casa ospitava una trentina di convittori. In seguito risultò che il servizio offerto non era adeguato allo sforzo economico e nel 1881 le due istituzioni furono trasformate in semi-convitti con refezione.
Nel 1882 la consistenza del fondo della Pia Opera subì un grave colpo per l’infedeltà del Procuratore Generale  della Duchessa che sottrasse una cospicua somma alla successione Negrone Durazzo di cui era cassiere. Avendo accertato che tuttavia i beni erano ancora bastanti a soddisfare le disposizioni testamentarie dalla zia, la Duchessa decise di rimetter mano all’organizzazione dell’Istituto e si giunse alla Costituzione Definitiva del 1885. I punti salienti erano:
la totale consegna del patrimonio al Consiglio d’Amministrazione,
la Casa e Scuola maschili sono ridotte a semplice scuola elementare per esterni,
la rinuncia alla facoltà di non sottostare al controllo dell’Autorità Pubblica.

Da allora la “Negrone Durazzo” iniziava quell’opera educativa durata fino alla sua chiusura nel 1993. Migliaia di bambini sono passati sui banchi di questa scuola che si era guadagnata la stima della città e veniva citata per l’innovazione didattica. Col tempo, pur rimanendo gratuita, accanto ai veri poveri entrarono i figli della borghesia e anche della nobiltà storica cittadina, come ottimo esempio di democrazia vissuta.
Nel 1970, su forte richiesta dei genitori, furono aggiunte le tre classi medie e poco dopo si aprì anche alle bambine. Questi furono gli anni più vivi dell’istituzione, poi, soprattutto per la diminuzione delle nascite e per i maggiori costi dovuti al nuovo ordinamento scolastico, subentrò la crisi che portò alla chiusura.
La scuola femminile era già cessata nei primi anni '70.

Tuttavia l’opera voluta dalla Duchessa di Galliera e dalla zia Luisa continua: l’anima che aveva percorso 120 anni di dedizione ai giovani era più viva che mai: insegnanti, Fratelli ed ex-allievi si sono ritrovati nella Cooperativa La Salle e hanno traghettato l’antica missione verso le nuove istanze del quartiere e della città. Negli spazi forzatamente ristretti dopo la distruzione del 4 gennaio 1998 causata dal crollo del muro soprastante, oggi ci sono una Comunità che accoglie sette adolescenti extra-comunitari senza riferimenti familiari e un Centro dove una trentina di bambini dopo la scuola e nelle vacanze giocano, studiano e s’impegnano nei vari laboratori. La Cooperativa inoltre collabora con il Comune in vari progetti di integrazione per stranieri.

Da parte sua il Pio Istituto nel 2000 iniziava quella radicale opera di risanamento degli immobili, oggi completata. L’Abbazia è stata recuperata ed è stata aperta al quartiere come salone polivalente per attività culturali, sociali, ricreative. I caseggiati ristrutturati hanno riacquistato dignità e valore.
Nell’ottobre 2006 è stata inaugurata la palestra, demolita con il palazzo antistante perché fatiscenti, e ricostruita sopra ai box ricavati nello spazio rubato alla roccia. L’impegno è stato notevole sia per i problemi tecnici (si pensi ad esempio che si è voluto riprendere il disegno architettonico originario dell’inizio del secolo scorso, ricollocando le vecchie capriate in ferro e le decorazioni esterne dell’epoca), sia per i costi dell’opera.

 

 

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